Per il momento i robot restano degli “animali” di laboratorio. I ricercano preparano da diversi anni il loro arrivo nella società umana, nella vita di tutti i giorni. Questa anticipazione di ciò che dovranno essere i rapporti uomo-macchina è il tema centrale della Conferenza internazionale della robotica sociale (ICSR) che si è tenuto lo scorso ottobre al CNRS a Parigi.

Il robot non è il benvenuto nel nostro “spazio personale”

Il 28 ottobre, Felix Lindner, un esperto di robotica dell’Università di Amburgo (Germania), ha spiegato come i robot devono adattare il loro linguaggio al comportamento dell’essere umano cosicché possano penetrare in ciò che i sociologi chiamano il nostro “spazio personale” (prossemica).

La zona compresa tra 45 cm e 1,2 metri attorno all’individuo è di solito riservata alle interazioni amichevoli. I robotici preferiscono non inviare le loro macchine in questo settore giudicato socialmente troppo sensibile. Ma Felix Lindner dimostra che al robot è sufficiente entrare in modo naturale e gentile per non provocare uno scontro di civiltà!

Ad esempio, quando il robot di avvicina alla persona, se questa non si muove, può preparare una frase del tipo: “Mi scusi, ho bisogno di passare con urgenza per salvare qualcuno che si trova nell’altra stanza” ed entrare così nello “spazio personale”. Senza dimenticare, naturalmente, un “grazie”, una volta passato. Ma se vedendolo arrivare la persona se ne va, il robot può accontentarsi di un semplice: “Ti prego di scusarmi.” In altre parole, invece di considerare l’uomo come un ostacolo da aggirare, il robot preferisce interagire in modo naturale e gentile.

Jean-Claude Martin, co-organizzatore del convegno, ricercatore presso il Laboratorio Informatico per la meccanica e le scienze, spiega che se vogliamo che il robot possa aiutare gli esseri umani nella vita quotidiana, ad esempio gli anziani, è fondamentale che riesca a rispettare le nostre regole sociali in quanto ciò condizionerà la sua accettazione. Meglio ancora, il robot dovrà adattarsi non al comportamento umano, ma ai comportamenti individuali. Perché, se le sue reazioni sono considerate troppo impersonali, troppo prevedibili, troppo stereotipate, non merita più attenzioni di un comune aspirapolvere.

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