L’introduzione di dispositivi tecnologici sempre più “smart” ha apportato, di sicuro, molteplici benefici nelle nostre vite. Ma qual è il risvolto della medaglia? Tanti di questi device, infatti, sono dei veri e propri “collezionisti” di dati, scrutando e valutando molte delle nostre informazioni personali. Una volta che, infatti, sensori e social network “ricevono” i nostri dati, non è più possibile tornare indietro.

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La grande esplosione di smartphone, sensori e dispositivi intelligenti ci ha reso – per molti aspetti – più comoda la vita: pagamenti online con il sol tocco di un dito, social network che ci mettono in contatto con il mondo – e anche con possibili datori di lavoro – o domotica che registra ogni movimento che avviene in casa. Più utilizziamo device tecnologici e internet, però, più diffondiamo i nostri dati, non c’è nulla da fare. Il modo in cui, poi, questi dati vengono utilizzati, spesso, non è del tutto chiaro: offerte di pubblicità personalizzate, sondaggi ed email di spam sono solo alcuni dei possibili usi dei nostri dati sensibili.

Quando interagiamo con i nostri device, spesso, non siamo nemmeno coscienti del fatto che stiamo in qualche modo disperdendo in giro le nostre informazioni personali. Le stime parlano di miliardi di dati che vengono continuamente forniti al web.

Probabilmente, il vortice nel quale ci troviamo è ormai inarrestabile, l’unica cosa che possiamo fare è stare più accorti la prossima volta che usiamo la tecnologia.

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