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La bicicletta è uno dei pochissimi mezzi di trasporto che non ha subito, da quando è stata inventata, rilevanti modifiche. Sin dall’inizio del 1800, infatti, questo mezzo è rimasto pressochè uguale a se stesso, anche se, come è possibile vedere dalle gare che attualmente si svolgono in tutto il mondo, i ciclisti riescono a raggiungere, sopra le loro biciclette, velocità molto più elevate di un tempo: come mai?

 bicicletta-velocità-elevate

Le moderne biciclette sono, per lo più, rimaste immutate nella loro struttura principale da quando furono inventate: ruote, manubrio, catena e pedali sono, infatti, i denominatori comuni sin dal 1800. Ciò che, però, differenzia questi mezzi di trasporto dalla data della loro invenzione ad oggi è la velocità che i ciclisti sono in grado di raggiungere a bordo delle bici. Se nel 1817 Karl Von Drais raggiungeva la velocità di 14.5 km/h, adesso, nel Tour de France svoltosi circa 200 anni dopo, la velocità archiviata è stata di ben 55 km/h. Ma come è possibile ciò, se i mezzi sono rimasti pressochè uguali?

Gli esperti affermano che, per permettere alle bici di andare più veloci, sono due le cose da fare: o aumentare la potenza della pedalata o ridurre l’attrito prodotto dall’aria e dalle ruote per terra. Ed è proprio sulla riduzione dell’attrito dell’aria che ci si concentra quando si realizzano elmetti e abbigliamento idonei a ottimizzare l’aerodinamicità dei ciclisti.

Mark Cavendish, vincitore del Tour de France del 2011, infatti, era l’unico, tra i competitori, ad avere un casco e una tuta idonei alla riduzione dell’attrito dell’aria.

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