In risposta agli attacchi terroristici che hanno colpito la Francia negli ultimi giorni, Anonymous, celebre gruppo di attivisti hacker anonimi, ha dichiarato guerra ai jihadisti. L’operazione chiamata su Twitter #opcharliehebdo (che sta a significare Operazione Charlie Hebdo) consiste nel cercare di identificare le persone e i siti web che diffondono la propaganda islamista: “La guerra è appena iniziata, dobbiamo ripulire il web da questi psicopatici. – Tutte le imprese e le organizzazioni collegate a questi attacchi terroristici devono aspettarsi una reazione massiccia di Anonymous. Noi vi seguiremo, vi troveremo e non vi lasceremo andare“, avverte il gruppo in un video ufficiale pubblicato su YouTube.

Anonymous

Nel video si vede una persona che recita la lettura del comunicato con la maschera di Guy Fawkes mentre la voce è quella di un computer che diffonde il testo scritto. La guerra sarà fatta scovando account e social network in qualche modo collegati ai gruppi terroristi. Lo scopo è vendicare i morti della strage di Parigi.

Agli occhi dell’opinione pubblica tutto questo può passare come un’operazione a fin di bene. Essa rischia però di contrastare le azioni condotte dai servizi segreti francesi che controllano già loro alcune reti per identificare le minacce terroristiche. Questi cyber-agenti seguono molti account su Twitter, Facebook, così come le persone sospette o quelle conosciute per il loro attivismo, analizzano i messaggi che vengono trasmessi, i link ad altri siti, le rivendicazioni, etc. “Effettuano anche un controllo approfondito: chi si collega su certi siti, quando, con quale frequenza, quali sono i messaggi scambiati tra individui attraverso messaggi privati o su forum chiusi, etc” spiega Gerome Billois, esperto della sicurezza informatica a Solucom. Pertanto, alcune operazioni che vengono effettuate da Anonymous su questi siti potrebbero avere diversi effetti negativi.

Il rischio di perdere gli indirizzi IP dei computer monitorati dalla polizia

Infatti, durante i cosiddetti “denial of service attack” (DoS – un attacco informatico che mira a rendere non disponibile un servizio), gli hacker utilizzano centinaia o migliaia di computer violati per collegarsi simultaneamente sullo stesso indirizzo internet. Questo afflusso di richieste di connessione satura il sito che diventa inaccessibile rischiando di conseguenza di far migrare i terroristi sospetti su altri siti e di eludere la sorveglianza. Inoltre, il collegamento di computer violati appartenenti a persone che non hanno nulla a che fare con il terrorismo, rende l’ordinamento tra “buoni” e “cattivi” seriamente complicato da parte degli analisti di intelligence.

Un altro rischio è la perdita di informazioni. “Durante gli attacchi cosiddetti “defacement”, che consistono nel prendere il controllo di un sito e di depositare il proprio messaggio, gli hacker possono anche distruggere informazioni preziose come gli indirizzi IP (indirizzi e-mail di computer) di persone che sono collegate ad esso. Tuttavia, questi indirizzi sono essenziali per arrivare ad identificare certe persone“, precisa Gerome Billois.

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