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Un team di ricercatori dell’Estonian Genome Center dell’ Università di Tartu (Estonia), dell’Università di Helsinki e dell’Università di Oulu (Finlandia) ha scoperto un legame tra il profilo molecolare e il tasso di mortalità. Secondo la loro ricerca pubblicata su Plos Medicine, un esame del sangue, oltre a rivelare molto sul nostro stato di salute, può stabilire un legame tra la presenza di alcuni biomarcatori e…ciò che rimane da vivere, consentendo di concentrare su questi soggetti gli sforzi di prevenzione.

Esame-del-sangue

Un biomarcatore è un indicatore biologico, genetico o biochimico che può essere messo in relazione con l’insorgenza o lo sviluppo di una patologia, come la presenza di un agente infettivo o l’esistenza di un tumore che può essere rilevato in un tessuto o in un fluido biologico come sangue, urine, etc.. e aiutare nella diagnosi di una patologia. Un buon biomarcatore deve essere in grado di predire una malattia e di indirizzarla verso quei trattamenti che potrebbero avere maggior successo (il colesterolo permette, per esempio, di predire il rischio di malattie cardiovascolari future).

Da questo studio, i ricercatori nord-europei hanno individuato diversi biomarcatori che potrebbero predire la morte a breve termine. Per scoprire quali biomarcatori utilizzare per prevedere le chance di morte imminente di un individuo, hanno analizzato il sangue di un gruppo di 9.842 persone con un’età compresa tra 18 e i 103 anni, sottoponendo i prelievi ad una NMR (risonanza magnetica nucleare), un esame che consente di fare un rapido screening su un ampio numero di biomarcatori permettendo di scoprire quali “fattori” sono correlati alla morte a breve termine.

Si è scoperto che l’alfa-1 glicoproteina acida (una proteina di fase acuta, prodotta dal fegato), l’albumina (un marcatore di funzionalità del fegato e dei reni; se i suoi livelli sono bassi, è un elemento di prognosi negativa), il volume delle particelle VLDL (maggiore è il loro volume, minore il rischio di morte) e il citrato (una molecola coinvolta nel ciclo di Krebs, quindi nella ‘respirazione’ e nel metabolismo delle cellule; se i suoi livelli sono molto alti, aumenta il rischio di morte per cause non cardiovascolari) se combinati tra loro, riescono a prevedere con una certa accuratezza le possibilità che ha un individuo della popolazione generale, in apparente buona salute, di essere ancora vivo nei prossimi 5 anni.

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