Stupefacenti dimostrazioni dell’effetto Magnus. VIDEO.
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E’ un effetto fisico che tutti conosciamo, senza necessariamente sapere come spiegarlo. E’ quello che permette ad alcuni giocatori di segnare direttamente in rete sparando in un calcio di punizione. Perché quando si colpisce una palla leggermente di lato, o se si solleva una pallina da tennis o di ping pong con la racchetta per darle un moto di rotazione, si nota che la traiettoria crea una curva più o meno accentuata.

Questo fenomeno è stato descritto dal fisico tedesco Heinrich Gustav Magnus che gli ha dato il suo nome: l’effetto Magnus. Durante un tentativo (riuscito) di battere il record mondiale della più lunga distanza per centrare un canestro di basket, il personale del sito howridiculus.org ha potuto constatare quanto sia potente questo effetto quando la traiettoria della palla è lunga. E per caso, in Australia, la squadra cercava di segnare un canestro facendo cadere la palla da più di 126 metri.

Il video dimostra che quando la palla viene rilasciata senza rotazione, cade più o meno in linea con la traiettoria con cui è stato abbandonata, dopo essere stata un po’ spinta dal vento. Al contrario, quando le si da un piccolo effetto, la palla si allontana decine di metri della diga dando l’impressione di volare lontano. Il fenomeno è molto semplice: quando la palla ruota su se stessa durante il suo spostamento, accelera l’aria intorno unicamente nella direzione di rotazione. L’aria si sposta più velocemente sia da un lato che dall’altro della palla e crea una differenza di pressione. Infatti, quando la velocità del flusso di un fluido (ad esempio l’aria) aumenta, la pressione diminuisce. Questo fenomeno genera una forte spinta che “risucchia” gradualmente la palla deviando la sua traiettoria originale.

E’ lo stesso fenomeno che permette alle vele di una barca di trasmettere la loro forza trainante all’imbarcazione. Contrariamente alla credenza popolare: il vento non “spinge” la barca. In realtà scorre lungo le vele la cui curvatura crea una sovrapressione su un lato e una depressione che “risucchia” la vela e che quindi la fa avanzare. Questo è anche ciò che le permette di risalire il vento.

Come viene mostrato anche nel video, un cilindro in rotazione (fisso se ha una forma leggermente ovale e che sia possibile orientarlo come una vela) può far avanzare una barca o far volare un aereo, anche se alla fine, un tale dispositivo si rivela meno efficace di una vela o di un’ala. Una delle navi più famose che utilizzava il processo di propulsione in aggiunta alle eliche è l’Alcyone, usata alla fine del 1980 dal team di Jacques Cousteau. Entrambe le “turbovele” di 10 metri di altezza di cui era dotata, permettevano alla nave di ridurre il consumo di carburante del 30%.

L’Alcyone, una delle due navi del comandante Cousteau