Un momento di tristezza? Inutile tentare di farlo passare con una musica ritmica e gioiosa. Uno studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Berlino dimostra che, a differenza di quel che si crede, i “pezzi” tristi sono indicati per far passare il malumore.

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La musica triste può essere apprezzata non solo come qualcosa di estetico, come una ricompensa astratta, ma essa gioca un ruolo anche per il benessere, perché consola e regola il malumore e le emozioni negative.” E’ la conclusione degli studi pubblicati sulla rivista Plos One, il 20 ottobre 2014.

Per arrivare a questo risultato, i ricercatori hanno interrogato 722 persone in tutto il mondo su una lista di svariati pezzi musicali scelti dagli scienziati. Tra i titoli la celebre Sonata al Chiaro di Luna di Beethoven e l’Adagio per archi di Samuel Barber. In tutto, un elenco di 50 brani che spaziavano da da Bach ai Metallica…

Dopo l’ascolto, si è notato che la musica triste apportava “un grande ventaglio di emozioni complesse e in parte positive, come la nostalgia, la pacificazione, la tenerezza, la trascendenza, e anche la meraviglia.”

Emotions et musique triste

Dalla tabella sopra, si nota che la nostalgia risulta essere la più più evocata dalla musica triste: una sensazione che mixa la malinconia al ricordo di momenti felici appartenenti a un periodo passato. La tristezza, invece, si piazza in quarta posizione, alle spalle della pace e della tenerezza.

Che la musica triste possa migliorare il nostro benessere psicologico, può certamente sorprendere qualcuno. Questo risultato fa emergere un fenomeno noto fin dall’antichità, che attribuisce alle realizzazioni artistiche un potere di purgazione delle passioni: la catarsi. Un concetto esplorato da Aristotele in un libro relativamente sconosciuto: La poetica. Il filosofo greco considera la catarsi come una delle funzioni della drammaturgia, che permette allo spettatore di purificare le proprie passioni, che esse siano tristi, felici o violente.

Ed è proprio a questo effetto catartico che gli autori tedeschi attribuiscono i risultati del loro studio.

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