Amphibian è un progetto divertente ideato da Dhruv Jain, studente presso il prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston (USA). Si tratta di un simulatore virtuale di immersioni subacquee che, secondo il giovane studente, comprende sia una sorta di esplorazione scientifica che artistica. Jain – parzialmente sordo e appassionato di immersioni subacquee – ha analizzato il legame esistente tra la sua disabilità e le sensazioni durante l’immersione. “Sotto l’acqua, tutti i nostri sensi sono alterati. La vista è limitata e distorta. L’odore, il gusto e il tatto sono ridotti. Anche l’udito è distorto, ma in questi momenti provo un senso di pace che può percepire solo chi è ‘senza peso‘” ha dichiarato lo studente.

Da qui l’idea del progetto Amphibian: far sentire a ciascuno l’handicap in maniera originale, attraverso le immersioni, senza lasciare la terraferma. Il dispositivo è particolarmente elaborato: simula le sensazioni visive e uditive, ma anche l’equilibrio, i movimenti, l’orientamento nello spazio e le variazioni di temperatura.

“L’immersione” viene fatta grazie a un casco per la realtà virtuale (Oculus Rift) associato a delle cuffie poste sulle orecchie che permettono di vedere e sentire l’ambiente sottomarino. La persona è distesa, al livello del petto, su una piattaforma mobile, con braccia e gambe sospese in una imbracatura. Alcuni sensori di movimento aiutano a simulare il galleggiamento, la resistenza durante il nuoto e la temperatura. Per fare questo, alcuni moduli Peltier – che convertono la corrente elettrica in variazioni di temperatura – sono stati fissati al polso e collegati ai sensori di movimento posizionati sui guanti. Obiettivo: simulare una diminuzione della temperatura in base alla profondità. Questo simulatore, particolarmente avanzato, sarà presentato durante la conferenza sui fattori umani nell’informatica che si terrà a San Jose (California) tra il 7 e il 12 maggio.

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