Un’equipe di scienziati del Max-Planck Institut per l’antropologia evoluzionistica di Lipsia, diretti dal noto biologo svedese Svante Pääbo, ha pubblicato su Science il genoma dell’uomo di Neanderthal ricavato studiando oltre un miliardo di frammenti di DNA rinvenuti in Croazia, Russia e Germania.

Uomo di Neanderthal

Fino adesso è stato possibile, esaminando i crani e le ossa ritrovate qua e là, stabilire quale doveva essere l’aspetto dei nostri più antichi progenitori. Il genoma, invece, rappresenta la totalità dal patrimonio genetico di una specie ed è costituito da tutte le sequenze di DNA di cui l’organismo può essere dotato.

Questa ricerca ha dimostrato che, contrariamente a quanto si ritenesse, gli antichi abitanti dell’Europa e i nostri diretti antenati, i primi Homo sapiens, si sono incrociati. E noi ne portiamo le tracce nel nostro genoma.

Neanderthal, i parenti evolutivi più stretti degli esseri umani di oggi, vivevano in gran parte dell’Europa e dell’Asia occidentale prima di sparire 30.000 anni fa. Il confronto tra il genoma di Neanderthal e i genomi di cinque esseri umani di oggi provenienti da diverse parti del mondo (Europa, Asia e Africa), ha permesso di confermare che c’è stato un miscuglio di razze.

Probabilmente i Neanderthal si mescolarono con i primi esseri umani moderni prima che Homo sapiens si suddividesse in gruppi differenti in Europa e in Asia. Ciò potrebbe essere avvenuto in Medio Oriente fra 100.000 e 50.000 anni fa, prima che la popolazione umana si diffondesse verso l’Estremo oriente. Sappiamo, sulla base di reperti archeologici, che in questa regione c’è stata una sovrapposizione temporale fra Neanderthal e umani moderni“, ipotizza il biologo Pääbo.

Il rapporto con i Neanderthal è risultato presente in tutti i soggetti non africani, compresi estremo-orientali e melanesiani.

Ora cercheremo di decodificare la parte restante del genoma di Neanderthal, per imparare ancora di più sui nostri più stretti parenti e su noi stessi“, ha concluso Svante Pääbo.

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