Degli studiosi hanno analizzato i resti di vari scheletri di bambini dell’antica Roma per scoprire le ragioni per le quali questi venivano uccisi. Se, infatti, si è sempre pensato che l’infanticidio riguardava più le femmine che i maschi, pare che adesso questa teoria venga meno; tra i resti sottoposti a estrazione di DNA, infatti, pare che il numero di maschi e femmine siano uguali: nessuna ragione di salvaguardia di un sesso, dunque, era posta alla base degli omicidi.

 infanticidio-sesso-controllo

Di solito, spiegano gli studiosi, i bambini maschi erano preferiti alle femmine, e dunque, quando i genitori dovevano decidere se uccidere l’uno o l’altro, sceglievano sempre le femmine. Le scoperte effettuate in questi nuovi studi, però, mostrano come gli scheletri ritrovati appartengano, in maniera quasi uguale, a entrambi i sessi, il che vuol dire che non vi era alcun proposito di “manipolare” la proporzione tra maschi e femmine.

Gli infanticidi erano molto praticati nei tempi antichi, e ciò è dimostrato dal fatto che i ritrovamenti di scheletri mostrano come i bambini avevano tutti la stessa età quando sono morti, ossia erano appena nati. Ciò, affermano gli studiosi, era un modo per il controllo delle nascite, e, se fino a poco tempo fa, si pensava che la preferenza andasse verso i maschi, adesso, grazie ai test del DNA effettuati sugli scheletri, questa tesi verrà rimessa in discussione.

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