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Secondo la NASA, la struttura minerale che vedete nell’immagine sotto scattata il 18 Marzo 2015 (il 929° giorno marziano) può essere stata formata dall’acqua filtrata attraverso la roccia che scorreva sulla superficie di Marte. E’ una scoperta sorprendente che ci arriva dal robot d’esplorazione Curiosity che ha ripreso il perimetro della superficie del Pianeta Rosso. Arrivato su una zona denominata “Garden City” (ved. la mappa in fondo all’articolo), una zona del Mount Sharp, il rover ha immortalato una formazione rocciosa straordinaria: una serie di “vene” alte circa 6 centimetri e 4 di larghezza, circondate da placche color ocra-marrone.

Vena rocciosa su Marte

Per il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, queste formazioni rocciose confermano la presenza di acqua allo stato liquido sulla superficie di Marte. “Delle vene minerali di questo tipo non possono che essersi formate soltanto quando i fluidi si muovevano attraverso delle fratture nella roccia“, spiega il JPL in un comunicato e aggiunge che “i fenomeni di erosione hanno scavato gradualmente la struttura così formata, lasciando apparire le vene minerali, più resistenti rispetto al resto della roccia”.

Una materia nera di natura ancora sconosciuta

Questa non è la prima volta che Curiosity riprende delle vene rocciose ricche di solfato di calcio (sostanza piuttosto bianca). Ma è comunque una novità scoprire delle inclusioni di materia più scura di cui non è stata ancora identificata la natura. Linda Kah, membro del team di Curiosity e ricercatrice presso l’Università del Tennessee, ha dichiarato che sul Pianeta Rosso sono presenti due tipi di fluidi. Il passo successivo è capire la chimica di ciascuno di essi, ricostruire la sequenza degli eventi e comprendere in che modo hanno colpito la roccia circostante. Secondo i primi elementi a disposizione dei ricercatori, la deposizione scura si sarebbe formata nella roccia fratturata prima che l’acqua fosse trasportata dal solfato di calcio..

Analizzando i dati, gli scienziati hanno scoperto che la zona ripresa attualmente da Curiosity in passato era un enorme lago. Infatti la NASA, già nel 2014 aveva annunciato che le analisi delle rocce e l’osservazione del terreno attorno al Monte Sharp indicavano che dove ora c’è una montagna, una volta c’era (più di 2 miliardi anni fa) un lago di 155 km e forse anche una serie di altri laghi alimentati da fiumi.

Questo luogo di esplorazione costituito da diversi strati di depositi sedimentari è particolarmente favorevole per una buona comprensione della storia di Marte. Salendo al bordo del cratere, Curiosity è giunto a dei depositi geologici più recenti. Una prima foratura eseguita dal rover in una zona chiamata Confidence Hills ha rivelato una quantità notevole di ematite e argilla (due elementi che si formano in luoghi acquosi). Un po’ più alto, sul sito di “Mojave”, la seconda foratura ha segnalato la presenza di “jarosite”, un minerale composto da ferro, potassio e idrato di solfato, minerali che segnano la presenza di un pH piuttosto acido dell’acqua presente nella zona circostante. Il programma di esplorazione di Curiosity non prevede tuttavia la realizzazione di fori sulle vene identificate nella “Garden City”. La loro composizione sarà quindi analizzata a distanza utilizzando lo strumento ChemCam e il suo laser.

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