Il 29 marzo 2014, la sonda Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA ha filmato una nuova eruzione di classe X1, verificatasi nell’atmosfera del Sole, in cui i campi magnetici accelerano le particelle a dei livelli di energia considerevoli, milioni di volte superiori a quelli di una esplosione nucleare che si potrebbe produrre sulla Terra.

Sole

Durante l’eruzione del 29 marzo scorso sono stati impiegati sul nostro pianeta tutti i mezzi di osservazione del Sole disponibili: lo spettrografo IRIS utilizzato per studiare la cromosfera (la parte interna dell’atmosfera solare) e lo spettrografo a raggi X RHESSI, la sonda SDO, il satellite HINODE dell’Agenzia spaziale giapponese ed infine il National Solar Observatory situato a Sacramento, in New Mexico.

Le osservazioni coordinate sono essenziali per la comprensione delle tempeste solari e dei loro effetti sulle condizioni meteorologiche della Terra.

Oltre al loro aspetto spettacolare, le eruzioni solari sono talvolta accompagnate da un’eiezione di materia (particelle accelerate) che vengono proiettate ad alta velocità nello spazio dalla corona solare (lo strato esterno dell’atmosfera solare). Quando raggiungono la Terra, possono causare interruzioni ai satelliti e quindi il malfunzionamento dei GPS e delle comunicazioni.

Le eruzioni solari sono classificate in base all’intensità del loro flusso, osservato nella banda dei raggi X e misurato in watt per metro quadrato (W/m2). Ci sono quattro categorie: B, C, M e X. La classe X indica le eruzioni più intense, mentre il numero associato fornisce ulteriori informazioni sulla loro potenza.

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