Ultrasuoni e onde sonore contro i tumori cerebrali
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E’ uno dei principali ostacoli allo sviluppo di trattamenti efficaci contro le malattie del cervello: attraversare la barriera emato-encefalica (BEE) che isola e protegge l’organo. È lei che controlla gli scambi tra il sangue e il cervello e permette di nutrire e pulire le cellule cerebrali. Vediamo come sarà possibile usare gli ultrasuoni e le onde sonore contro il cancro al cervello.

Ovviamente la sua integrità è essenziale, ma come un Cerbero, tende a non lasciare entrare le molecole terapeutiche, che devono essere in grado di raggiungere il cervello. Questo è quello che è riuscito a fare un gruppo di ricerca francese coordinato dal Prof. Alexandre Carpentier, neurochirurgo presso la Pitié-Salpêtrière. Come? Ricorrendo a ultrasuoni mirati che permettono di aprire la BEE senza romperla, e di far arrivare le molecole fino alle zone in questione. Risultati incoraggianti che sono stati pubblicati il 15 giugno 2016 sulla rivista Science Translationnal Medicine.

Un dispositivo impiantato nello spessore del cranio

La ricerca condotta congiuntamente con l’Inserm, il CNRS e l’Istituto del cervello e del midollo spinale (ICM) ha valutato la sicurezza e l’efficacia di un dispositivo sviluppato dalla società CarThera: un piccolo impianto intracranico, il SonoCloud, progettato per distribuire degli ultrasuoni nel cervello. L’impianto è stato testato su 20 pazienti con recidiva di tumore maligno al cervello. Impiantato nello spessore del cranio, il dispositivo viene attivato pochi minuti prima dell’iniezione endovenosa. Sufficiente a impermeabilizzare la BEE. Lo studio sottolinea che questa apertura è temporanea e non influenza la funzione cerebrale. Infatti, la BEE ritrova gradualmente tutta la sua integrità entro 6 ore dopo la somministrazione del trattamento. Questa tecnica ha permesso una penetrazione della molecola terapeutica 5 volte superiore rispetto al solito.

Se questa metodologia venisse confermata, dimostrandone efficacia e sicurezza, potrebbe essere utilizzata per il trattamento di malattie del cervello come il cancro, il Parkinson e l’Alzheimer, permettendo di veicolare il farmaco nel cervello. Compito della BEE è quella di proteggere quest’organo, impedendo a batteri, virus e tossine nocive presenti nel sangue di passare e lasciando transitare, attraverso particolari meccanismi, solo molecole importanti per la sopravvivenza.

L’idea di utilizzare degli ultrasuoni per forzare l’ingresso del cervello non è del tutto nuova, ma questo studio conferma per la prima volta che delle aperture sicure e ripetute sono possibili.

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