Secondo uno studio internazionale coordinato dal professor Philippe Froguel del Laboratorio di Genomica e malattie metaboliche (CNRS/Université Lille 2/Institut Pasteur di Lille), si è scoperto che il gene per l’amilasi salivare avrebbe un impatto significativo sul rischio di obesità: più l’amilasi è presente nella saliva meno alto è il rischio di aumento di peso. (Durand Florence/SIPA).

Sovrappeso

L’amilasi è un enzima che aiuta a digerire l’amido – molto presente nella pasta e nel riso – e i carboidrati in genere (pane, cereali, patate…). E’ prodotto dalle ghiandole salivari e dal pancreas e lo si trova sia nella saliva che nel succo pancreatico. I ricercatori sono stati in grado di dimostrare che meno amilasi contiene la saliva e più alto è il rischio di obesità in un individuo.

Per questo motivo gli studi si sono concentrati sull’analisi dell’amilasi salivare, un gene presente più volte nella specie umana, che può variare da uno a venti copie in base agli individui. Secondo l’analisi pubblicata lo scorso 30 marzo sulla rivista Nature Genetics, ogni copia di questo gene in meno aumenta del 20% il rischio di obesità, dimostrando per la prima volta il collegamento genetico tra la digestione dei carboidrati complessi e l’obesità. Quindi, più il numero di copie è basso, più alto è il rischio di diventare obesi. Viceversa, maggiore è il numero di copie, meno alto è il rischio di diventare obesi.

La vita sedentaria e l’alimentazione non corretta sono i fattori principali che promuovono l’obesità, ma ci sono anche cause genetiche predisponenti. In circa il 5% delle persone particolarmente obese è stata riscontrata la mutazione di un gene che controlla l’appetito e l’aumento di peso.

Sono state avanzate due ipotesi per spiegare il ruolo della carenza di amilasi salivare che favorisce l’obesità. La masticazione del cibo e la digestione parziale che avviene in bocca potrebbero produrre un effetto ormonale che causa sazietà rispetto a quelli con meno amilasi. Secondo un’altra ipotesi, la cattiva digestione degli amidi potrebbe alterare la flora batterica intestinale e contribuire indirettamente all’obesità o al diabete. Questi risultati aprono una nuova pista sulla predisposizione genetica all’obesità attraverso la digestione dei carboidrati complessi e il loro effetto sulla flora batterica intestinale.

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