Il tragitto casa-lavoro in treno o in bus migliora la salute?
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Fare il tragitto casalavoro in treno e/o in autobus non è solo un bene per l’ambiente, ma sembra anche un bene per la salute perché aiuterebbe a ridurre il diabete, l’obesità e il rischio cardiovascolare. Questa è la conclusione di uno studio giapponese presentato domenica 8 novembre 2015 in occasione della conferenza annuale della American Heart Association a Orlando (USA). Questa analisi ha messo a confronto le persone che ogni giorno prendono il treno e/o l’autobus per recarsi a lavoro con quelle che invece usano la propria auto, la bicicletta o che preferiscono andare a piedi considerando anche altri fattori tra cui l’età, il sesso e il fumo.

Sorprendente!

Hanno scoperto che i soggetti che utilizzano i mezzi pubblici riducono rispettivamente del 27% – 34% il rischio di soffrire di ipertensione e diabete rispetto a chi va a lavoro a piedi.  Il perché di questo non è chiaro, ma i ricercatori pensano che chi prende i mezzi pubblici fa generalmente più movimento fisico. Per arrivare a queste conclusioni, gli studiosi hanno sottoposto 6.000 adulti giapponesi a una serie di test. Dai risultati  è emerso che coloro che hanno preso l’autobus o il treno per andare a lavoro tendono a essere più magri, ad avere una pressione sanguigna migliore e ad avere meno rischio di sviluppare il diabete.

Le modalità attive per recarsi a lavoro possono essere importanti nei paesi in cui gli stili di vita sono diventati sedentari“, ha detto Hisako Tsuji, direttrice del Centro dei Servizi della Sanità di Moriguchi a Osaka e autrice dello studio. “Le persone dovrebbero prendere in considerazione i mezzi pubblici invece dell’automobile come parte di un quotidiano e regolare esercizio fisico“, ha concluso.

La dottoressa Tsuji ha notato che i partecipanti di questo studio erano tutti giapponesi, fattore che limita il campo di applicazione visto che questa popolazione soffre meno di sovrappeso rispetto, ad esempio, agli americani; infatti l’attività fisica potrebbe essere più efficace tra i giapponesi rispetto alle popolazioni occidentali per ridurre il diabete.

In base ai risultati di questo studio la dottoressa conclude sostenendo che potrebbe essere utile per i medici chiedere ai propri pazienti come vanno a lavorare per capire meglio il quadro sanitario di ognuno.

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