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Il rischio di valanghe in montagna resta alto per tutto il mese di febbraio. Quindi attenzione perché le slavine sono imprevedibili, nonostante gli sforzi degli scienziati. Sciatori esperti, escursionisti che conoscono bene il terreno, appassionati troppo sicuri di sé stessi: il profilo delle ultime vittime conferma purtroppo il detto che “la valanga non riconosce l’esperto”. Le valanghe sono imprevedibili anche per coloro che fanno delle montagne il loro passatempo preferito. Ma cosa si sa di questi fenomeni?

Valanga

La formazione della neve è legata alla sublimazione del vapore acqueo in cristalli di ghiaccio o alla solidificazione delle gocce d’acqua in un ambiente con temperature sufficientemente basse.

Sappiamo come si trasforma un cristallo. Conosciamo lo sviluppo dei dendriti, questi piccoli dossi sui rami di un fiocco, la sfericità, la granulometria…tutti elementi che sono stati ricostituiti in laboratorio e testati su siti di sperimentazione così bene che possiamo modellare le trasformazioni della neve a seconda del tempo“, spiega Mohamed Naaim, direttore di ricerca presso l’Istituto Nazionale per la Ricerca in Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e l’Agricoltura (Irstea). – “Ma se ora conosciamo bene le proprietà termodinamiche della neve, non conosciamo ancora tutte le proprietà meccaniche, in particolare la sua resistenza, per esempio, alla pressione esterna esercitata da uno sciatore” continua Mohamed Naaim.

Recenti ricerche realizzate con la tomografia (una metodica diagnostica per immagini) hanno svelato la struttura di uno strato di neve, ed in particolare la sua composizione di ghiaccio e di aria, che ha generato una scoperta preziosa: più un fiocco contiene aria, più è fragile.

Il passaggio di uno sciatore (ma anche la caduta di pietre o un forte tuono) causa un sovraccarico che provoca la rottura dello strato fragile generando un’onda che si propaga lungo e attraverso il pendio. La rottura causa a sua volta una vera e propria falla del manto nevoso dovuta a diversi fattori: alle circostanze atmosferiche, alle caratteristiche relative alla morfologia del terreno, ma soprattutto all’apporto di neve fresca che ne favoriscono il distacco. La separazione di queste enormi quantità di neve  – che può variare da alcune tonnellate fino ad un centinaio di tonnellate per metro quadrato! – avviene per sollecitazioni eccessive sulla massa nevosa.

Perché sono imprevedibili?

Perché la montagna è un ambiente difficile, molto mutevole e caratterizzato da un tempo variabile i cui effetti dipendono anche dal terreno. “A seconda delle condizioni del vento, della pendenza, della temperatura, la neve si accumula, si erode e finisce per ricoprire tutti i piccoli rilievi delle piste, nascondendo le condizioni mutevoli del terreno“, continua Mohamed Naaim. Si tratta di un ambiente molto instabile, dove il pericolo può comparire nel giro di pochi metri in luoghi che magari sono stati considerati sicuri l’anno prima.

Il video qui sotto è stato registrato da uno snowboarder romeno all’inizio del mese di febbraio. Queste immagini permettono di comprendere la velocità e la violenza di una valanga. Lo sportivo, molto fortunato, è riuscito a salvarsi.

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