Le alghe filamentose minacciano il Mediterraneo?
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Se quest’estate ci si immerge lungo la costa del Mediterraneo, c’è una buona probabilità di incappare su tappeti di alghe filamentose, di aspetto giallastro, sia sul fondo che sulle rocce sommerse. Nessun bisogno di dotarsi di bombole d’ossigeno, un semplice boccaglio e una discesa a due o tre metri sono sufficienti per vederle.

Alghe filamentose

Il fenomeno non è nuovo, ma è in crescita, e la proliferazione delle alghe suscita preoccupazione tra i professionisti del mare e, questo problema, non mancherà di generare inquietudine nei numerosi turisti che questa estate giungeranno sulle spiagge del Mediterraneo. Ma Alain Couté, specialista di microalghe al Museo di Storia Naturale (MNHN), sostiene che queste alghe non sono nocive e la loro moltiplicazione è dovuta ad un riscaldamento temporaneo delle acque.

Un fenomeno naturale noto fin dagli anni ’70

In realtà queste alghe, conosciute con il nome di microalghe filamentose, sono raggruppate in una trentina di specie appartenenti a dodici generi diversi. Esse hanno però caratteristiche comuni: la loro dimensione varia tra i 10 e i 15 micrometri e il loro colore è giallo, anche se alcune specie temporanee sono di colore rosso o blu. Sotto l’acqua formano una sorta di velo nebbioso o nuvoloso che “colpisce gli animali radunati tipicamente in colonie come i coralli, le cozze o le gorgonie perché creano una rete fitta che blocca il cibo che cade dalla superficie, e le specie bentoniche ne beneficiano abitualmente” spiega Alain Couté che nel 2014 a stilato un inventario delle microalghe nella Riserva Naturale di Cerbère-Banyuls-sur-Mer.

Microalga

Le sue conclusioni sono nette: le alghe filamentose stanno vivendo un periodo di prosperità, che può aumentare quando l’acqua è sufficientemente calda (nel Mediterraneo, all’incirca da aprile a novembre). Ma la loro crescita avviene a tratti, per quattro o cinque giorni. Quando ci sono le condizioni giuste, possono colonizzare rapidamente una grande area: “Hanno bisogno di acqua tiepida, mare calmo sulla superficie o in profondità. L’aumento delle temperature e le precipitazioni incidono sul loro sviluppo“, precisa il ricercatore.

Ma dobbiamo preoccuparci per la presenza di queste alghe individuate già 40 anni fa e che guadagnano terreno da quindici/venti anni? No, risponde Alain Couté perché la proliferazione di queste microalghe filamentose è un fenomeno naturale e non fanno parte di quelle specie invasive come la Caulerpa taxifolia, una macroalga verde che ha colonizzato il Mediterraneo. Anche se quest’estate gran parte dei fondi e delle rocce saranno ricche di alghe filamentose, il fenomeno sarà temporaneo: quando la temperatura dell’acqua si abbasserà, le alghe scompariranno.

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