Molti alberi abbattuti illegalmente vengono trasportati nelle segherie durante la notte con dei rimorchi di registrazione (camion utilizzati per il trasporto del legno); qui i tronchi vengono trattati e preparati per l’esportazione verso la Francia, il Belgio, la Svezia e l’Olanda, il tutto come se fosse un’operazione legale. Lo denuncia Greenpeace sottolineando che nello stato brasiliano del Parà si stima che sia illegale il 78% del legname estratto.

Disboscamento in Amazzonia

L’AFP (Agence France-Presse) ha sorvolato la zona interessata da un aereo di Greenpeace immortalando con degli scatti fotografici “diverse radure e spazi aperti” che testimoniano il disboscamento illegale che sta subendo parte della Foresta Amazzonica. Il legno che distrugge la Foresta Amazzonica viene spacciato come legale, attraverso la falsificazione dei documenti e la frode sui certificati forestali, e venduto in Europa e Stati Uniti.

Il taglio illegale ha un impatto devastante sulla Foresta Amazzonica, causa la perdita di biodiversità, contribuisce ai cambiamenti climatici, è causa di conflitti sociali e caratterizzato da fenomeni di lavoro schiavile e da atti di violenza contro chi vi si oppone. Occorrono sanzioni e controlli seri perché gli importatori e i commercianti italiani di legno possano garantire ai consumatori di non essere complici della distruzione di uno degli ultimi polmoni del Pianeta.

Greenpeace chiede al governo brasiliano di rivedere tutti i permessi dati dal 2006 e di riprendere il controllo di questa attività, mentre l’ONG (Organizzazione Non Governativa) tiene a precisare che “permettere la produzione illegale di legno, fa diventare il mercato complice della distruzione della Foresta Amazzonica

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