Gli animali che bevono più acqua
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L’acqua è un componente fondamentale per tutti gli esseri viventi presenti sulla terra. La vita, infatti, si svolge tramite l’acqua che ha l’importantissima funzione di sciogliere le sostanze utili all’organismo e, attraverso di esso, trasportarle.

Lo sa bene chi crede nella lotta portata avanti da quelli di Acquabenecomune, che hanno da sempre dedicato la loro vita alla causa dell’acqua pubblica che, nonostante l’esito del referendum del 2013, sembra sia rimasta una chimera.

L’acqua è una risorsa indispensabile che lega le vite di tutte le creature viventi e non solo degli uomini, come egoisticamente pensiamo. Anche gli animali devono bere acqua, fattore indispensabile ai fini della loro crescita e del loro sviluppo.

Perché devono bere acqua?

Le motivazioni che sono alla base della risposta a tale interrogativo sono in parte quelle già espresse in precedenza.

Anche per gli animali, come per gli esseri umani, una privazione prolungata dell’acqua sarebbe causa di morte. Addirittura per alcune tipologie di animali l’acqua è considerata uno dei maggiori alimenti.

Dove vivono quelli che soffrono più la carenza di acqua?

La risposta più ovvia a tale domanda è che gli animali che soffrono maggiormente la carenza d’acqua sono quelli che vivono nelle zone più secche e dal clima maggiormente afoso.

E’ nelle zone desertiche, infatti, che la carenza di acqua si soffre maggiormente di siccità. La realtà dei fatti, però, è che l’ecosistema è organizzato e strutturato in maniera tale che ogni animale possa mediamente disporre del proprio fabbisogno giornaliero di acqua.

Diversi animali sono andati incontro ad un’evoluzione che li ha portati ad adattarsi all’ambiente in cui vivono e quindi nonostante un animale delle zone desertiche abbia oggettivamente a propria disposizione una quantità ridotta di acqua è altrettanto vero che si è evoluto in modo tale da essere capace di risparmiare una maggior quantità di acqua assunta rispetto ad un animale che vive in zone non desertiche.

Esistono animali che si dividono l’acqua o ne fanno scorta per darla agli altri?

La risposta a questa domanda è affermativa. Sempre partendo dal prima citato presupposto che nel corso del tempo è avvenuta una vera e propria evoluzione è possibile affermarsi che per un adattamento all’insidioso ambiente molti animali riescono a fare scorta di acqua.

Si pensi, ad esempio, al cammello dotato delle tanto note gobbe. La gobba, fondamentale per questo tipo di animale, è un importantissimo magazzino energetico.

Allo stesso modo un cammello dispone di una sacca posta all’interno dello stomaco grazie alla quale riesce a fare scorta di acqua raccogliendone quasi fino a 60-70 litri.

Quali invece vivono con meno acqua? Come mai non è così importante come per l’uomo?

Partendo da quanto abbiamo detto in precedenza che tutti gli animali, in quanto esseri viventi, hanno bisogno di ingerire acqua è anche possibile affermare che ve ne sono alcuni che differentemente da altri riescono a vivere e sopravvivere bevendone in quantità molto minori.

Si è soliti pensare, nell’immaginario comune, che siano i dromedari ed i cammelli le specie animali ad aver bisogno di pochissima acqua ai fini della loro sopravvivenza.

In realtà, però, è importantissimo sottolineare che questi ultimi dopo una settimana hanno un necessario bisogno di rifornimento. I veri campioni, in realtà, sono altre specie capaci di resistere anche anni senza bere.

Tra questi, ad esempio, il ratti canguro un piccolo animale del deserto che ottiene direttamente l’idratazione da ciò che mangia e per questo è capace di sopravvivere anche senza bere mai.

Altra specie animale, ancora, è la rana australiana, un particolare tipo di anfibio che durante i periodi di siccità e dunque di carenza di acqua si nasconde nel terreno e attorno a sé riesce a costruire un involucro di muco capace di isolarlo dalla sabbia ed in tal modo trattenere l’umidità.

Nel momento in cui ci si pone la domanda circa quanti giorni possano resistere tali animali dalla mancanza di acqua, per rispondere è opportuno tenere in considerazione fattori tra loro diversificati e il più delle volte legati ai caratteri tipici di un ecosistema estremamente variegato.

I pesci bevono acqua?

E’ anche questa una domanda molto frequente alla quale bisogna dare una risposta. Prima di rispondere è importante che si faccia una chiara e netta distinzione tra pesci di acqua dolce e pesci di acqua salata.

Ogni pesce, indipendentemente se viva in acqua dolce oppure salata, è dotato delle branchie che sono capaci di trattenere l’ossigeno derivante dall’acqua assunta tramite bocca per poi espellerla nuovamente.

Un pesce di acqua salata, rispetto ad uno di acqua dolce, è dotato di particolari liquidi corporei che sono meno salini rispetto alla stessa acqua in cui il pesce vive. Questo è molto rischioso per un pesce in quanto se non bevesse rischierebbe di morire per disidratazione. Ecco perché ingeriscono acqua di mare, trattenendo l’ossigeno di cui hanno bisogno ed espellendo il sale in eccesso attraverso l’uso delle branchie.

I pesci di acqua dolce, invece, dispongono di liquidi che sono più salati rispetto alle acque nelle quali vivono quindi ingeriscono acqua che viene portata ai reni per poi essere trasformata in urina e conseguentemente espulsa. Anche per un pesce, quindi, il fabbisogno di acqua è indispensabile per la vita.

Speriamo che il surriscaldamento globale non metta mai a rischio di siccità l’umanità perchè altrimenti, oltre all’estinzione di migliaia di specie animali, delle implicazioni terribili riguarderebbero anche la vita degli uomini e delle donne.

Speriamo che alla sensibilità dichiarata a parole da parte del presidente della Camera Fico corrisponda un desiderio concreto di gestire pubblicamente e in maniera partecipativa questo bene comune così prezioso che abbiamo reso, a causa dell’industrializzazione della società, non più rinnovabile.

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