Guidati da Tom Meyer, professore di chimica, i ricercatori della University of North Carolina (UNC) hanno ideato, sulla base degli impianti ad energia solare, un dispositivo in grado di convertire l’energia solare, appunto, in combustibile a idrogeno, piuttosto che in energia elettrica, in modo da essere immagazzinata e permetterci di attingere ad essa a lungo anche dopo il tramonto. Il “dye-sensitized photoelectrosynthesis cell” (più semplicemente DSPEC) è stato ideato da un team di ricercatori del UNC’s Energy Frontier Research Center.

DSPEC-energia-combustibile

DSPEC riceve energia solare dai pannelli e la usa per dividere un volume di acqua immagazzinata nelle sue componenti: idrogeno e ossigeno. Dopo la scissione, l’idrogeno è prelevato e stoccato, un qualsiasi collegamento al pannello può, quindi, attingere secondo le necessità, nel mentre che l’ossigeno viene rilasciare nell’aria. Il sistema è in grado di convertire l’energia solare in combustibile e non rilascia nessun tipo di gas.

Come funziona DSPEC?

Ogni dispositivo ha una “molecola” e una “nanoparticelle”, come componenti principali, Il processo inizia quando la molecola assorbe la luce solare in entrata ed utilizza la sua energia per dividere le molecole di acqua nonché rimuove i loro elettroni. Le nanoparticelle poi attirano gli elettroni e li trasportano per produrre carburante a idrogeno. L’ossigeno viene rilasciato in aria, mentre è stoccato il combustibile. L’energia solare che aveva iniziato la dissoluzione in acqua è a questo punto immagazzinata all’interno degli atomi del combustibile a idrogeno da legami chimici. Queste cellule, DSPEC, immagazzinando l’energia solare sotto forma di carburante, risolverebbero uno dei problemi più fondamentali connessi ai pannelli solari: quando il sole cala il potere scompare con esso…

Una matrice DSPEC, invece, potrebbe teoricamente produrre grandi quantità di combustibile che resterà disponibile per l’impiego anche quando cala la notte o nelle giornate con forte copertura causata dalle nubi. Inoltre l’utilizzo di questi dispositivi, per produrre carburanti, comporterebbe una importante riduzione del gas serra e produrrebbe più ossigeno. Chissà cosa ne penserebbero le multinazionali del petrolio che comandano il mondo vedendosi portar via una grossa fetta della torta…

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