Le crepe nel ghiaccio marino artico attirano il mercurio tossico e l’ozono dal cielo,  nuovi fonti inaspettate di inquinamento. Basse concentrazioni di vapori di mercurio, provenienti da fonti come le centrali elettriche di carbone e le miniere d’oro, inquinano l’atmosfera ovunque sulla Terra. Il gas può viaggiare per migliaia di chilometri dalla sua sorgente, raggiungendo anche i poli nord e sud. Circa 20 anni fa, gli scienziati hanno scoperto come evitare l’impatto: quando il sole spunta sopra l’orizzonte dopo l’inverno, i raggi solari rimuovono rapidamente il mercurio e l’ozono dagli strati più bassi dell’atmosfera. Partecipa in questa catena chimica anche il cloro molecolare, recentemente misurato per la prima volta nella regione artica a livelli alti fino a 400 parti per milioni, secondo uno studio pubblicato domenica 12 gennaio nella rivista Nature Geoscience.

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Le reazioni chimiche si fermano una volta che assimilano tutto il mercurio e l’ozono in aria appena sopra la superficie terrestre.

EFFETTI FUTURI.

Il ghiaccio marino artico subisce la frattura in primavera, allo stesso tempo, come il sole riappare dopo l’inverno. Ciò farà capire cosa accadrà, come per esempio il cambiamento del ghiaccio marino artico in risposta al riscaldamento globale. Concludiamo con un’affermazione di Chris Moore, scienziato atmosferico presso il Desert Research Institute “Abbiamo davvero bisogno di capire come questi processi ambientali possono cambiare in futuro“.

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