Grazie ai satelliti dell’agenzia spaziale europea, i ricercatori hanno potuto osservare più di 400 laghi del versante nord dell’Alaska e documentato la loro evoluzione. Uno studio pubblicato sulla rivista “The Cryosphere” rivela che il cambiamento climatico ha notevolmente influenzato lo spessore del ghiaccio. “Prima di iniziare la nostra analisi, pensavamo di trovare uno spessore ridotto, ma non di questo livello! Quando abbiamo visto i dati siamo rimasti scioccati dall’entità del cambiamento ” ha dichiarato Cristina Surdu, ricercatrice presso l’Università di Waterloo. I risultati della ricerca in Alaska indicano che nel 1992 la percentuale dei laghi ghiacciati era del 62%, mentre nel 2011 la percentuale è scesa al 26%.

Alaska

Per osservare il ghiaccio, gli scienziati hanno usato le immagini radar ERS-1 e -2 ESA. Se il lago è totalmente congelato, i segnali radar vengono assorbiti, diversamente quando c’è acqua sotto il ghiaccio il fascio rimbalza tornando indietro verso il sistema radar. Pertanto, i laghi che sono completamente congelati vengono mostrati sulle immagini satellitari come molto scuri, mentre quelli meno congelati sono più luminosi.

Evoluzione della copertura di ghiaccio dei laghi artici – Università di Waterloo

Per determinare la copertura e lo spessore del ghiaccio prima delle immagini satellitari del 1991, è stato utilizzato un metodo sviluppato da un gruppo di climatologi canadesi. Le simulazioni mostrano che, in media nel 2001, i laghi si sono congelati circa sei giorni dopo e scongelati 18 giorni prima rispetto al 1950. Ciò dimostra che i ghiacci si formano sempre più tardi e si sciolgono sempre prima, tanto che ormai la loro durata è inferiore di 24 giorni rispetto al 1950.

A far preoccupare di più gli esperti è la notevole riduzione dei ghiacci che si è verificata negli ultimi vent’anni. “Questi cambiamenti possono contribuire ad un ulteriore riscaldamento della regione perché la presenza di acqua liquida comporta l’aumento della temperatura dell’aria“, segnalano gli autori dell’analisi pubblicata su “The Cryosphere”.

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