Raccontare storie intorno ad un falò potrebbe essere stata una forma atavica di “social media” che aiutava le persone a venire in contatto tra di loro, trovare punti in comune, creare e diffondere la cultura. Questo è il sunto di uno studio condotto in Africa, tra alcune tribù, da una antropologa dell’Università di Salt Lake City, USA. Le storie che si raccontano la sera sono molto diverse da quelle del giorno e aiutano a rinforzare l’armonia e l’uguaglianza, oltre che a creare un senso di appartenenza tra i membri di una comunità.

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Polly Wissner, professoressa antropologa all’Università di Salt Lake City, ha vissuto per un certo periodo a contatto con una tribù insediata nel Deserto Kalahari, a nord-est della Namibia e Botswana, per studiarne il comportamento. In particolare,Wissner si è accorta come cambiavano le conversazioni e i loro argomenti a seconda se queste avvenivano di giorno o di sera. Quelle mattutine, infatti, vertevano principalmente su proteste, gossip e critiche, mentre, alla sera, l’81% di esse erano a proposito di storie.

Ciò che l’antropologa trasse dalla sua esperienza era che la sera, intorno al falò, le conversazioni narravano di storie della propria cultura e delle proprie tradizioni, tanto da diffondere valori e insegnamenti a tutti i presenti, inoltre, i più giovani potevano, in tal maniera, apprendere le tradizioni della propria comunità. Le riunioni intorno al falò, in pratica, ponevano in contatto le persone come oggi avviene attraverso i social media.

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