Il microbioma intestinale degli uomini, l’insieme della popolazione batterica che occupa la parte centrale del canale digerente umano, differisce del 60% da quelli delle scimmie. L’alimentazione e l’uso di antibiotici potrebbero spiegare questa divergenza. I ricercatori dell’University of Texas at Austin (USA) supportati dal team “la diversità del virus HIV” dell’Istituto francese di ricerca per lo sviluppo (IRD) sono stati in grado di confrontare la composizione e la ripartizione (famiglie e generi) di due chili di batteri che rivestono l’intestino dei primati, giocando un ruolo fondamentale nella digestione del cibo.

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METODOLOGIA. Come già detto, il microbioma umano è in media diverso del 60% da quello delle scimmie, ma quello degli abitanti degli Stati Uniti è del 70%. I dati sul genere umano provengono da tre studi precedenti che mettono a confronto i microbiomi di persone che vivono in Venezuela, a Malawi e negli Stati Uniti all’interno di popolazioni con differenti stili di vita, da quello urbano a quello più rurale passando tra le tribù autoctone pre-industriali. I dati delle scimmie sono stati ottenuti analizzando le feci di scimpanzé, bonobo e gorilla raccolte in Africa.

RISULTATO: il microbioma umano è diverso del 60% da quello delle scimmie, ma quello degli abitanti degli Stati Uniti è del 70%. I ricercatori traggono una conclusione sorprendente: l’evoluzione dell’uomo continua, anzi accelera.

Il cibo, l’igiene e… gli antibiotici

Una spiegazione a questo fenomeno è data dalla scelta alimentare che gli uomini hanno fatto nel tempo, prediligendo una dieta con più carne e meno verdure. I vegetali richiedono infatti una comunità di microbi più complessa per digerire le fibre di ciò che invece è necessario per la carne.

La recente evoluzione misurata tra i nordamericani sottolinea uno stile di vita più sedentario, un utilizzo maggiore di saponi antibatterici e di antibiotici che uccidono indistintamente i microorganismi buoni o cattivi. Il crescente numero di nascite con taglio cesareo potrebbe giocare un ruolo importante nell’impedire che i bambini ricevano certi tipi di batteri dalla madre durante il parto.

Questi risultati possono essere significativi per la salute: la mancanza di diversità del microbioma può essere legata a malattie importanti come il cancro del colon o a malattie autoimmuni.

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