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Il consumo di cannabis tende a indebolire la memoria immediata di chi ne fa uso. Ma i ricercatori rivelano che potrebbe promuovere anche la produzione da parte del cervello di falsi ricordi. Oltre ad essere tossico per la salute, l’uso di cannabis influisce sulla capacità di memoria, soprattutto su quella immediata (o memoria di lavoro), una funzione di breve termine (qualche secondo o qualche minuto al massimo) che permette di generare le attività della vita quotidiana. Un aspetto già studiato e oggetto di un’abbondante letteratura. Ciò che conosciamo meno, e che un team di ricercatori spagnoli ha avuto l’idea di osservare, è che il consumo regolare di cannabis favorirebbe la produzione di falsi ricordi. Una sorta di “bug” cerebrale che fa si che una persona sia assolutamente convinta di ricordare una cosa che in realtà non ha mai vissuto! Una delle stranezze di cui solo il cervello conosce il segreto.

Il risultato di un piccolo esperimento effettuato da un gruppo di studio dell’Università Autonoma di Barcellona ha potuto sostenere questa ipotesi. Attraverso una risonanza magnetica funzionale, i ricercatori sono riusciti a dimostrare che nei fumatori cronici, l’ippocampo, una struttura coinvolta nella conservazione dei ricordi, risultava meno sviluppato che nei non fumatori.

Per condurre l’esperimento è stato costituito un gruppo di controllo composto da 16 fumatori che consumavano la cannabis quotidianamente da almeno due anni e che non presentavano nessun precedente psichiatrico o neurologico e da 14 persone che l’avevano fumata solo raramente. A ciascun partecipante è stata presentata una prima serie di parole; 15 minuti dopo (oltre il tempo che stabilisce la memoria di lavoro), gli è stato consegnato un altro elenco, molto simile a quello precedente, in cui sono stati stati spostati alcuni termini. Si è scoperto che nel gruppo di fumatori, molti erano certi di aver già visto queste parole nella prima lista, dimostrando di essere più inclini alla distorsione dalla memoria. Purtroppo, visto il numero basso di partecipanti, è difficile trarre una conclusione concreta, ma questo studio ha il merito di aver sollevato la questione.

La memoria non è statica ma dinamica

Questa meccanismo di creazione di falsi ricordi è un argomento che incuriosisce molti ricercatori. Uno degli studi pubblicati in questi ultimi anni è stato condotto da un team del Massachusetts Institute of Technology guidato da Susumu Tonegawa, professore di biologia e neuroscienze. Sulla rivista Science, il ricercatore spiega che “uno degli equivoci più comuni relativo alla memoria, è quello di un’immagine incisa per sempre nel cervello senza essere alterata. La memoria è in realtà molto dinamica e viene modificata ogni volta che ricordiamo qualcosa“. Proprio quello che è successo al gruppo di fumatori quando gli è stato presentato il secondo elenco di parole.

Un ricordo ha una vita propria. Nel corso del tempo, può sbiadire o – più raramente – modificarsi, cambiare, o dare luogo a una “sostituzione” del ricordo che ha poco a che fare con l’evento vissuto. Nel cervello la memoria è reale, nessun evento è vissuto come fonte primaria. Ma le vie del cervello sono (quasi) impenetrabili.

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