Uno studio britannico dimostra che Facebook ci capisce meglio dei nostri amici più vicini e anche della nostra famiglia. Attraverso il famoso social network, i computer ci conoscono meglio dei nostri “amici” sulla rete, ancora meglio dei nostri veri amici e della maggior parte dei nostri parenti. È quanto emerge da uno studio del dipartimento di psicologia presso l’Università di Cambridge (UK) pubblicato negli atti della Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). I ricercatori hanno confrontato le prestazioni degli uomini con quelle di una serie di algoritmi specifici in un compito tipicamente umano: la capacità di giudicare la personalità degli altri. E…sorpresa! La macchina ci ha battuto alla grande.

Teeange girl

I “Like” di Facebook la dicono lunga sulla nostra personalità

Inizialmente, gli psicologi hanno condotto su decine di migliaia di persone un test sulla personalità basato su cinque tratti del carattere come ad esempio l’apertura d’espressione, l’affidabilità o la “nevrosi”, vale a dire i disturbi della personalità di natura emotiva caratterizzati dalla presenza di ansia ed emozioni negative quali rabbia, depressione, ansia, ecc… e successivamente  i risultati sono stati correlati ai “Like“, il famoso “Mi piace” che esprime il sentimento positivo che i membri di Facebook conferiscono a differenti “elementi” che appaiono sulla rete: prodotti vari e diversi, attività, sport, musica, libri, ristoranti, siti web, etc.

Le informazioni relative ai “Mi piace” sono state archiviate nelle macchine per giudicare la personalità degli aderenti e le valutazioni sono state espresse dagli amici di Facebook dei partecipanti. Quest’ultimi dovevano descrivere la personalità dei loro amici attraverso un questionario basandosi su cinque distintivi tratti del carattere. In effetti, studi precedenti avevano già dimostrato che questi “Like” potevano prevedere la personalità e altri tratti psicologici degli individui. Un esempio? Pigiare “Mi piace” per eventi catastrofici e altri drammi pubblicati su Facebook, può dire molto sullo stato d’animo di una persona.

Match uomo/macchina

I risultati del match uomo-macchina sono incredibili. Con meno di 10 “Like“, le macchine sapevano già più sulla personalità dei partecipanti rispetto ai loro colleghi d’ufficio. Con una sessantina di “Mi piace”, hanno battuto gli amici dimostrando che i computer ci conoscono di più di chi ci sta vicino. Solo i coniugi sono riusciti a mantenere un vantaggio, ma di pochissimo. In altre parole, pochi click sui social network consentono a degli algoritmi sofisticati di identificare con sufficiente precisione i nostri gusti, i nostri desideri, le nostre idee, le nostre inclinazioni. Tuttavia, tenuto conto del numero di prodotti, attività, sport, shopping e altri oggetti che possono avere “Mi piace” su Facebook e dei circa 1,3 miliardi di utenti dei social network al mondo, il “Like” rappresenta probabilmente il più potente strumento di conoscenza degli individui mai inventato. Strumento nelle mani di una singola azienda, dotata di mezzi di analisi informatici sempre più sofisticati.

Algoritmi che decidono la nostra vita

Come hanno spiegato i ricercatori nelle loro conclusioni, tutto questo può avere un impatto significativo sulla società. Nel migliore dei casi, queste informazioni sulle persone potrebbero aiutare i reclutatori a trovare dei buoni candidati, alcune aziende ad adeguare i propri servizi secondo l’umore dei loro clienti, ecc… Ma il rischio è quello di rinunciare gradualmente alle nostre idee per affidarsi a quelle delle macchine – sempre più sofisticate – e quindi, di far decidere a loro la nostra vita: carriera, attività preferite o addirittura i nostri partner. Una tendenza che esiste già se teniamo conto degli algoritmi di raccomandazione utilizzati da alcune aziende come la Netflix, che ci suggerisce alcuni film in base ai nostri “presunti” gusti.

Manipolazione

Peggio ancora, questa intima conoscenza della personalità di ciascuno di noi potrebbe, come deducono i ricercatori, diventare un raccapricciante modo d’influenza e manipolazione delle popolazioni al servizio di un’organizzazione, di uno stato, di un’azienda. Così, gli psicologi della University of Cambridge esprimono un desiderio: quello di una società in grado di ostacolare queste derive adottando delle leggi e delle tecnologie che preservino la privacy dando agli individui il controllo della loro “vita digitale”. Speriamo che questo desiderio si avveri!

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