Con la moltiplicazione dei supporti e la proliferazione di applicazioni educative e ricreative, i bambini sono sempre più esposti agli schermi dei vari dispositivi. A volte per un tempo considerevole. L’American Academy of Pediatrics (AAP) ha deciso di affrontare i problemi relativi a questa crescente esposizione e di pubblicare un rapporto basato su dei fondamenti scientifici (più che su dei principi di precauzione) per spiegare la sua nuova posizione. L’analisi, attesa per il 2016, mette in discussione una questione delineata nel 2011, quando l’AAP aveva votato per un tempo davanti allo schermo non superiore a un massimo di due ore al giorno. Aveva inoltre formalmente sconsigliato l’uso ai neonati e ai bambini sotto i 2 anni.

I bambini e i giovani ultra-connessi

Ma le cose si sono evolute e l’AAP ha ritenuto utile ribadire la sua posizione. La Corte rileva che a partire dal 2011, “più del 30% dei bambini americani giocano con un dispositivo mobile, anche se indossano ancora i pannolini, e che quasi il 75% tra i 13 e i 17 anni di età hanno uno smartphone, il 24% di loro ammettono di utilizzarlo costantemente. […] In un mondo dove il tempo trascorso davanti a uno schermo diventa giusto del tempo, le nostre politiche devono cambiare o diventano obsolete“, riferisce l’AAP.

A seguito di un simposio avvenuto nel mese di maggio 2015 (che ha riunito studiosi di scienze sociali, scienze dell’educazione, pediatri, educatori, esperti di neuroscienze e di media) l’AAP ha fornito dei nuovi consigli per i genitori:

– Le regole rimangono le stesse e vanno applicate sia nell’ambiente virtuale che reale. Devono essere stabiliti dei limiti, come per ogni attività.

– Il modello di mamma e papà è importante: i genitori dovrebbero limitare essi stessi l’uso di questi dispositivi davanti ai loro figli.

– L’apprendimento attraverso lo scambio è fondamentale. I media dovrebbero incoraggiare l’interazione e lo scambio verbale attraverso il linguaggio. Piuttosto che un video passivo, meglio optare per degli strumenti che utilizzano ad esempio la conversazione a distanza con un genitore se è in viaggio.

– Meglio la qualità del supporto digitale o del media utilizzato che la quantità di tempo passato davanti allo schermo.

– Partecipazione e coinvolgimento contano prima di tutto. L’interazione sociale e l’impegno dei genitori aiuteranno ad imparare meglio e influenzeranno la percezione che il bambino ha dei media.

– Lasciare andare i ragazzi sui social network contribuisce ad aiutarli a modellare la propria identità e lo sviluppo. I genitori possono tuttavia farsi spiegare dai giovani il funzionamento del contesto o degli strumenti.

– Creare delle zone senza apparecchi tecnologici è importante per preservare il tempo dei pasti in famiglia o il sonno.

La vita digitale inizia giovane, come dovrebbe essere la supervisione dei genitori“, conclude l’analisi che consegnerà le proprie raccomandazioni ufficiali nel 2016.

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