Se si viaggia in auto, in treno o in aereo, il risultato è spesso lo stesso: il viaggio di andata sembra più lungo di quello del ritorno, anche se la distanza e il tempo reale sono assolutamente identici. Un errore di percezione del tempo che lo si deve solo al nostro cervello, afferma un team giapponese della Osaka University, in uno studio pubblicato su Plos One.

Per scoprire i meccanismi cerebrali all’origine di questo fenomeno, i ricercatori hanno chiesto a venti persone, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, di guardare diversi video della durata di 26 minuti, realizzati con una telecamera collegata al petto di un camminatore. La metà dei partecipanti hanno osservato un tragitto di andata/ritorno effettuato sulla stessa strada, mentre l’altro gruppo ha guardato il video di due percorsi completamente distinti, su strade differenti.

Durante l’esperimento, ciascun individuo (in una stanza da solo) doveva segnalare a voce quando, secondo lui, erano trascorsi tre minuti, senza l’aiuto di alcun orologio. Gli scienziati hanno misurato l’attività cardiaca dei partecipanti tramite un elettrocardiogramma, verificando così che la loro attività nervosa non distorcesse i risultati. I ricercatori hanno constatato che la percezione del tempo non variava da un gruppo all’altro.

In una seconda fase, gli è stato sottoposto un questionario. E solo a questo punto che gli scienziati hanno notato una differenza di percezione del tempo: a posteriori, tutti i partecipanti hanno trovato il tragitto di ritorno molto più veloce di quello di andata! Per gli scienziati, si tratta di uno scherzo della mente, come dimostrano i diversi esperimenti. La scoperta potrebbe aiutare a studiare come le nostre attese modellino il tempo percepito, e non solo quando si tratta di viaggi.

Il “return trip effect” (letteralmente “effetto da viaggio di ritorno”) è una sensazione diffusa che fa percepire la strada del rientro più breve del 17-22% rispetto a quella dell’andata, anche se il tempo trascorso in viaggio e i chilometri percorsi sono identici. Questa errata percezione si verifica anche quando il viaggio di ritorno avviene su una tratta diversa: la prova che il fenomeno non dipende dal tragitto ma dalle nostre aspettative.

All’andata la smania di arrivare ci porta a sottostimare la distanza da percorrere e il tempo sembra dilatarsi; al ritorno aggiustiamo le attese in base al reale percorso da compiere, e le nostre previsioni divengono così più realistiche.

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