Per chi non lo sapesse ancora, esistono tartarughe che non presentano un guscio esterno, ma lo integrano internamente. Queste tartarughe, che abitano nell’oceano e depositano le uova presso le spiagge, incontrano un mortale pericolo nelle reti che i pescatori disseminano nei mari. Per evitare ciò, alcuni scienziati stanno identificando alcune zone particolarmente a rischio situate nell’Oceano Pacifico per provare a salvare questi animali marini.

tartarughe-zone-rischio

Le tartarughe con il guscio interno possono arrivare a pesare fino a 900 kg e non presentano un guscio solido. Quest’ultimo, infatti, è costituito da ossa collegate tramite cartilagine e ricoperte da una sorta di pelle cuoiosa, afferma James Spotila, un ricercatore dell’Università di Drexel a Philadelphia che ha studiato questo genere di animale marino.

Come altre specie, queste tartarughe che “viaggiano” nei mari incontrano spesso un grande rischio che consiste nella possibilità che esse rimangano intrappolate nelle reti dei pescatori. Quando gli animali marini, infatti, raggiungono le linee di pesca posizionate per catturare tonni o pescespada, è molto probabile che esse vengano catturate accidentalmente. Proprio per evitare questo fenomeno, i ricercatori hanno tracciato tramite satellite varie tartarughe, così che possano meglio localizzare le zone adibite alla pesca riuscendo, così, a salvare i grossi animali marini.

Si è contato, in particolare, che nell’Oceano Pacifico, dal 1992 al 2008, i pescatori hanno gettato oltre 760 milioni di ami all’anno, e che la zona più battuta è quella della Nuova Guinea e delle Isole Salomone.

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