Nuovi studi a proposito di alcune razze di uccelli incapaci di volare hanno fatto luce su qualcosa che fino ad ora non era stato nemmeno lontanamente pensato: la perdita della possibilità di volare è un fatto evolutivo, stante che la razza originaria era dotata di questa abilità. Struzzi, kiwi e uccelli elefanti, in passato, erano dunque capaci di alzarsi in volo.

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Le specie più grandi di uccelli attualmenti esistente sono gli struzzi, gli emu e i nandù. Tutti questi hanno in comune una particolarità: non sono capaci di volare, ma, tra di loro, si annoverano anche delle specie più piccoline, come i kiwi, impossibilitati, anche loro, di spiccare il volo. Queste specie di uccelli vivono intorno a tutto il mondo: Australia, Africa, Nuova Zelanda e Sud America sono tutti luoghi nei quali è possibile trovare alcune specie di uccelli appartenenti tutti alla stessa razza. Gli scienziati, così, si sono interrogati proprio in ragione della ampia zona geografica nella quale è possibile rinvenire questi uccelli, trovando una risposta nella originaria unione delle terre e nella loro deriva successiva. Se, infatti, in origine i territori erano tutti uniti era facile per questi uccelli diffondersi.

Adesso, però, a seguito di test sul DNA, pare che gli scienziati siano giunti ad un’altra soluzione del tutto inaspettata: la ragione per la quale questa specie di uccelli si trova ovunque nel mondo non è dovuta alla teoria dei continenti uniti, quanto al fatto che gli avi di questi uccelli erano capaci di volare. In tal maniera, dunque, gli uccelli si sono stanziati in varie parti del mondo e l’evoluzione successiva li ha portati a originare razze incapaci di volare.

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