I gatti gustano, i cani divorano
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I proprietari l’avranno già sicuramente notato: i gatti (Felis silvestris catus) prendono del tempo per assaggiare un nuovo alimento, mentre la maggior parte delle volte, i cani lo divorano avidamente. Uno studio pubblicato su PlusONE spiega le ragioni di questa differenza facilmente osservabile. Il gatto domestico è un carnivoro: normalmente esso consuma solo prodotti provenienti da carni animali. Pertanto, non ha bisogno di rilevare gli zuccheri o l’amarezza presenti nelle piante anche se, tuttavia, ne sarebbe capace.

Generalmente, questa capacità dovrebbe essere riservata agli erbivori perché permette loro di proteggersi da possibili veleni presenti nelle piante che conferiscono un sapore acido o amaro. Grazie ad un particolare recettore, il Tas2r2, i gatti rilevano questi gusti nello stesso modo che gli erbivori. Inoltre, possiedono anche 12 geni differenti che gli permette di sentire l’amarezza di un alimento! Ma non è questa la differenza, perché anche i cani possiedono questo particolare recettore, così come i furetti e gli orsi. Allora, dove si trova la peculiarità di questi piccoli felini? Nella finezza del rilevamento dei loro contenuti: i gatti sono più sensibili ai gusti amari e hanno una gamma di rilevamento dei composti dei sapori amari più ampia. Essi impiegano così più tempo per assaggiare un nuovo alimento che potrebbe potenzialmente non piacergli o essere nocivo, prendendo il cibo in piccole quantità e masticandole lentamente.

Un rilevamento efficace della tossicità di una preda

Un’altra domanda sorge spontanea: perché i gatti domestici continuano ad essere così ben “dotati” per la rilevazione dei veleni? I ricercatori ritengono che il mantenimento dei recettori sensibili all’amarezza e all’acidità è dovuto alla presenza di veleno in alcune prede vertebrate o invertebrate consumate da questi felini. I proprietari sanno bene che è molto difficile controllare la dieta di un gatto che esce regolarmente all’esterno e che passa molto tempo a cacciare. Questi animali spesso mangiano rane o rospi, la cui pelle o il corpo può contenere elementi tossici. Il rilevamento di un gusto sgradevole permetterebbe all’animale di interrompere il suo “manicaretto” al momento giusto. Anche un altro motivo potrebbe spiegare la particolarità dei gatti: secondo uno dei ricercatori, negli esseri umani, questi recettori non sono solo presenti nella bocca, ma sono anche situati nei polmoni e nel cuore, e permettono di rilevare delle infezioni. È possibile che i recettori dei gatti possiedano anche questa doppia competenza.

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