I cani hanno empatia per i loro congeneri
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Il contagio emotivo è la forma più basica dell’empatia. Dimostra la capacità di un animale nel comprendere le emozioni di un congenere. Essa può essere collegata a un’imitazione. L’individuo “ricevitore” di un’emozione imita suo malgrado l’espressione facciale dell’individuo “emittente”. Questo fenomeno è stato ampiamente osservato nei primati non umani e negli esseri umani che possiedono uno gruppo specifico di neuroni chiamati “neuroni specchio”, la cui attivazione si verifica nel momento in cui l’individuo compie un’azione quando uno di questi sembrerebbe produrre il medesimo comportamento.

In uno studio pubblicato il 23 dicembre 2015 sul Royal Society Open Science, alcuni ricercatori italiani hanno tentato di dimostrare la presenza di un’imitazione facciale nei cani domestici (Canis lupus familiaris). Per questo, hanno filmato le sessioni di gioco di non meno di 49 cani in un parco di Palermo. Essi hanno notato un’imitazione dei comportamenti di gioco (postura del gioco, bocca aperta) nel 77% dei casi. In meno di un secondo, il cane – che non ha ancora iniziato la sessione di gioco – imita il suo congenere. Nel caso in cui i due animali si conoscono ed è già stato stabilito un legame sociale tra loro, il tempo prima dell’avvio dell’imitazione è ancora inferiore.

Secondo i ricercatori, questo fenomeno automatico e involontario potrebbe essere una forma di comunicazione. In effetti, negli esseri umani, l’imitazione di un’espressione del viso permette di condividere la mentalità della persona copiata. Nel caso di questo esperimento, l’emozione condivisa è la motivazione al gioco. Quanto più il fenomeno di imitazione è presente durante l’interazione dei due cani, più la sessione di gioco sarà lunga. Bisognerà condurre delle nuove ricerche basate, questa volta, sul lupo per scoprire se l’imitazione è dovuta al processo di addomesticamento che ha subito il cane o se questo comportamento è il risultato dell’evoluzione di tutti i carnivori sociali.

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