Secondo uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di medicina veterinaria di Vienna (Austria) e pubblicato sulla rivista Current Biology, i cani sarebbero in grado di capire la differenza tra un volto sorridente e un volto arrabbiato. Questa affermazione può sembrare ovvia per le persone che condividono la compagnia di un cane, ma non per altri. D’altra parte, sapere se gli animali avvertono le emozioni e capire come reagiscono a quelle degli altri ‘è diventato nel corso dell’ultimo decennio un oggetto di ricerca (e di discussione).

Les chiens distinguent les émotions sur le visage humain

In questo studio, i ricercatori hanno inizialmente portato i cani a individuare la differenza tra un volto sorridente e uno arrabbiato mostrandogli una lista di 15 coppie di immagini. Per un gruppo, la metà superiore della faccia era visibile, mentre per un altro gruppo era visibile la metà inferiore.

Dopo questa fase di preparazione, l’attitudine dei cani di distinguere le emozioni è stata testata durante 4 tipi di test. Il primo consisteva nel presentare delle immagini di volti nuovi, di cui la metà visibile era la stessa mostrata durante l’allenamento. In seguito è stata mostrata loro l’altra metà della faccia utilizzata per la preparazione. Per la terza prova, è stata mostrata l’altra metà dei volti nuovi. Infine, come ultima prova, è stata mostrata ai cani la metà sinistra dei volti utilizzati durante l’allenamento. Secondo i ricercatori, i cani sono stati in grado di identificare un volto sorridente o uno arrabbiato più spesso del previsto. E questo non era dovuto al caso.

Secondo gli autori dello studio, questi risultati mostrano che i cani sono in grado di imparare a identificare le espressioni facciali. E sono anche in grado di applicare ciò che hanno imparato durante l’allenamento.

Il nostro studio dimostra che i cani possono distinguere le espressioni di rabbia e di gioia negli esseri umani. Possono anche far capire che queste due espressioni hanno significati diversi. E possono farlo non solo con le persone che conoscono bene, ma anche con individui che non hanno mai visto prima“, sostiene Ludwig Huber, co-autore dello studio.

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