McDonald’s USA smette di servire pollo agli antibiotici. E in Europa?
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Negli Stati Uniti, l’industria farmaceutica può vendere antibiotici come additivi di crescita nei mangimi per gli animali. Nonostante questo, McDonald’s smetterà di servire nei ristoranti degli Stati Uniti la carne di pollo allevata con l’aggiunta di queste sostanze, una decisione accolta dall’ONG (Organizzazione Non Governativa) e che potrebbe migliorare l’immagine della nota catena di fast food.

McDonalds Food

L’allevamento intensivo di pollame e l’aumento del numero di malattie ha spinto gli allevatori ad utilizzare un numero crescente di antibiotici per evitare che i germi contaminassero le fattorie, distruggendo gli allevamenti. Questo utilizzo intensivo ha generato negli animali dei batteri con una forte “resistenza agli antibiotici” (antibioticoresistenza) e di conseguenza le morti legate alle infezioni batteriche resistenti alle terapie antibiotiche. Come risultato, l’ONG e le organizzazioni sanitarie ritengono che l’uso degli antibiotici, che permettono alla carne di crescere più velocemente, riduce l’effetto dei farmaci sui consumatori.

In Europa divieto dal 2006

Se l’agenzia americana dei farmaci (FDA) incoraggia l’industria farmaceutica a smettere di vendere gli antibiotici come additivi di crescita nei mangimi per gli animali entro il 2016, l’Europa lo proibisce sin dal gennaio 2006. Infatti, già a partire dal 2001 il gruppo fondato nel 1955 da Ray Kroc, cominciava a limitare nei menù europei i polli trattati con antibiotici per prevenire possibili malattie e si impegnava a eliminare gradualmente l’uso di queste sostanze, definite dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come le più critiche nei prossimi tre anni.

Negli Stati Uniti, McDonald’s ha deciso di cambiare anche il contenuto dei grassi del latte che fornisce negli “Happy Meal”, i menù destinati ai bambini. D’ora in poi il latte proposto arriverà da mucche non allevate con gli ormoni della crescita. E molto probabilmente non finisce qui perché potrebbero verificarsi altri cambiamenti nel cibo proposto dal colosso statunitense.

Vista la concorrenza piuttosto agguerrita del mercato statunitense, McDonald’s intende rilanciare la sua immagine, criticata pesantemente per la qualità dei suoi alimenti e spesso additata come cibo spazzatura. L’esotica catena di fast-food Chipotle, che vanta l’origine “bio” dei suoi alimenti, è uno dei tanti “avversari”. Come risposta, il gigante del fast-food ha deciso di semplificare il suo menù, eliminando delle salse, dei sandwiches (Wrap…) e alcuni ingredienti e di permettere ai consumatori di comporre il proprio hamburger. E’ opportuno precisare però che il franchising (composto dall’80% dei 36.000 ristoranti McDonald’s), consente di decidere liberamente come organizzare le proprie attività.

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