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Grant Imahara, un simpatico giornalista televisivo statunitense di origine giapponese specializzato in ingegneria, robotica ed elettronica potenziata, ha girato un documentario in un’azienda di patatine fritte del famoso gigante del “junk-food” (cibo spazzatura). Ed ha trovato delle incredibili sorprese.

PARIS: Restaurant Mac Donald's

Nelle patatine fritte di McDonald’s non ci sono solo patate, ma anche altri 19 ingredienti. Il giornalista ingegnere Grant Imahara, laureato presso la University of Southern California, è stato ospite di un’azienda del colosso per controllare l’intera catena di produzione di questo alimento (piuttosto impressionante!). Tra questi ingredienti sono risultati presenti componenti abbastanza convenzionali come il sale, ma anche olio di colza, olio di soia, degli aromi naturali di manzo o di acido citrico. Più sorprendente, l’utilizzo di una forma di silicone abbastanza comune negli shampoo: il dimetilpolisilossano aggiunto per evitare che l’olio non faccia schiuma durante la cottura. Un composto utilizzato anche nelle bevande analcoliche a base di cola. O nel Silly Putty, una gomma molto particolare.

Sopra, Imahara presenta, tra gli altri, il TBHQ, un antiossidante chimico utilizzato nell’industria alimentare per evitare l’irrancidimento degli oli e grassi.

Secondo il documentario (approvato da McDonald’s) nessuno di questi componenti costituisce un rischio per la salute dei consumatori. Si noti comunque che le ricette a volte sono molto diverse da un paese all’altro. Nulla ci permette quindi di dire che, anche se non vivete negli Stati Uniti, le patatine fritte che troverete la prossima volta al fast food sono fatte allo stesso modo descritto nel reportage. Ricordiamo inoltre che i prodotti proposti dai fast food sono generalmente molto ricchi di grassi e tendono a favorire l’aumento del numero di persone obese che rischiano, a lungo termine, di sviluppare malattie come il diabete di tipo 2.

Sotto, la visita completa del sito produttivo del taglio della patata fino alle ultime fasi che precedono il passaggio al “ristorante”:

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