Soddisfare regolarmente un piccolo languorino durante la notte può essere un male per la linea e avere un impatto sulla salute metabolica, portando ad esempio a uno stato di pre-diabete (un livello di glucosio nel sangue più alto del normale). Ma non è tutto: questa cattiva abitudine può anche causare effetti negativi sulla funzione cognitiva, specialmente sull’apprendimento e sulla memoria, Questa scoperta è stata mostrata per la prima volta dai ricercatori della University of California, Los Angeles (Stati Uniti) in uno studio pubblicato sulla rivista eLife. Un rischio che riguarda soprattutto i lavoratori notturni.

In questo studio, i ricercatori hanno constatato che quando si mangia regolarmente di notte (nelle ore in cui dovremmo dormire), la memoria a lungo termine è significativamente ridotta alterando le funzioni cognitive legate all’ippocampo.

Sia la memoria e lungo termine che l’abilità di riconoscere un nuovo oggetto sono gestite dell’ippocampo, che in generale agisce sulle nostre capacità di associare le esperienze con la memoria e di organizzare e immagazzinare nuovi ricordi. Gli scienziati spiegano inoltre che la memoria e la capacità di riconoscimento sono regolate da una proteina chiamata CREB (adenosina monofosfato ciclico) che, quando è meno attiva, induce ad un peggioramento della memoria. Tale riduzione determina un’alterazione della memoria. Un impatto da non sottovalutare perché a lungo termine, la diminuzione dell’attività della proteina CREB può promuovere lo sviluppo della malattia d’Alzheimer.

“Gli orari  moderni ci sfidano a mangiare in qualsiasi momento della giornata e non importa quando, per cui è importante capire come i pasti influenzino le nostre facoltà conoscitive“, conclude in una dichiarazione il professor Christopher Colwell, co-autore dello studio.

 

Argomenti simili all'articolo che hai appena letto: