Gli italiani consumano il doppio delle quantità di sale raccomandata. Ma controllarne il consumo è difficile perché lo si trova principalmente negli alimenti trasformati. Se una volta era ritenuto una merce rara e ambita, oggi, la sua onnipresenza nei nostri piatti preoccupa molti scienziati. Mentre le raccomandazioni consigliano di non consumarne più di 5 grammi al giorno, ne ingeriamo quasi il doppio, 10 grammi gli uomini e 8 grammi le donne.

Consumo di sale

Ma come spiegare tali eccessi? “In Europa, l’80% del sale consumato è nascosto negli alimenti trasformati dalle industrie e dall’artigianato. Questa quantità non è dunque controllabile dai consumatori“, dice il Dott. Pierre Rimbaud, membro fondatore del gruppo Salt (Sodium Alimentaire: Limitons les Taux).

Attenzione quindi al pane, ai salumi e ai formaggi. Nonostante le innumerevoli raccomandazioni che arrivano dai medici, dai mass media e dalle riviste specializzate, è difficile controllarne il consumo quando l’80% degli apporti non sono direttamente riconducibili alla saliera posta sulla tavola. I principali fornitori di “sale nascosto” sono il pane (25%), i salumi (12%) e i formaggi (10%), seguito da altri alimenti più salati ma fortunatamente meno consumati come il trio burger/patatine/soda dei fast food (5%), l’acqua gassata ricca di sale (2,7%) o i biscotti e la frutta secca che accompagnano gli aperitivi (​​1,7%).

L’effetto più dannoso del sale rimane l’influenza che ha sulla pressione sanguigna. Circa un miliardo di persone nel mondo soffrono di ipertensione, che può causare effetti cardiovascolari come l’ictus e l’infarto del miocardico. Diminuire il consumo di sale sarebbe sufficiente a ridurre significativamente tali rischi. Uno studio effettuato nel 2007 ha rivelato che, riducendo del 15% l’assunzione di sale nel mondo, il numero di decessi legati all’ipertensione potrebbe diminuire di 9 milioni in quindici anni.

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